A cura di Maurizio Rix Pucci del Conciliabolo Celtico Toscano

L'Idromele - Un po' di Storia

L'idromele è con probabilità la bevanda alcolica Europea più antica di cui si abbia conoscenza e memoria. Sappiamo che la bevevano gli egizi, i celti, i popoli nordici, gli slavi, greci, romani, indiani, tutti i popoli dell’Asia minore e dell’Africa centro orientale.
Prima ancora quindi che la vite avesse una diffusione e venisse coltivata per ricavarne l'uva e a sua volta il vino, l'idromele aveva un ruolo fondamentale tra le bevande degli antichi.
Il termine idromele ci giunge dal termine greco per riferirsi all'acqua: "Hýdor" e "Méli", che significa miele. In poche parola, una fusione di queste due sostanze, che da sole erano ritenute sacre. Questa cadenza ha creato molto scompiglio e confusione, in quanto la desinenza "mele" lo fa confondere con il sidro, che al contrario è un liquore ottenuto con la fermentazione delle mele. Possiamo ritenere corretto il termine "IDROMIELE" nella sua naturale accezione italiana moderna.
L'idromele era ritenuto una bevanda sacra per molti motivi. In primis per il colore del miele, dal quale viene ricavato, che lo riconduce al sole, unita ovviamente all'acqua come generato dal ventre della madre terra. Non da ultimo ogni bevanda alcolica era ritenuta sacra, basti pensare alla radice della parola “Wisky” che significa acqua della Saggezza/ della visione. Non è infatti difficile osservare l’assonanza con “Visione” e “Vischio” bacca con al quale appunto si produceva una Pozione allucinogena.
Per gli antichi era sacro tutto ciò che permetteva l’attraversamento della soglia tra i mondi, ovvero ciò che alterava l’ordinaria visione delle cose.
Pare che anche l'ape stessa avesse un ruolo sacro in questo processo, in quanto era ll "pompòs", il messaggero che aveva la sacra capacità di trasformare il "sole in miele". Gli antichi nella loro saggezza vicina al mondo naturale avevano osservato la danza che l’ape fa prima della raccolta, visto come un sacro tributo di gioia all’astro lucente. Questo ha conferito all’Ape il valore di “ Messaggero divino”. Ecco che quindi l'idromele diventa il nettare sacro degli Dei. Tra questi il più vicino alla bevanda Odino. La cui Edda poetica si sviluppa proprio attorno alla bevanda.
Secondo la mitologia norrena, Il Vate Kvasir, era nato da un patto tra i Vanir, i signori dell’altro mondo, questi lo avevano creato sputando tutti nello stesso calderone, dal quale lui era sorto. Nelle vene di Kvasir, il massimo dei Saggi, scorreva idromele, contenente tutti i poteri e le conoscenze. I due nani Fjalar e Galar, con uno strattagemma uccisero Kvasir e si impossessarono dell’idromele. Dalle mani dei Nani l’Idromele passò in quelle dei Giganti, finché Odino con una serie di strattagemmi se ne rimpossessò riportandolo nell’Asgard. Si dice che ogni tanto ne faccia dono agli altri Dei ed agli uomini più meritevoli in cerca di “ Ispirazione”. Nella realtà la leggenda nasconde una metafora invisibile agli occhi di noi persone moderne, ma comprensibilissima per un saggio di alcuni millenni fa.
L’Idromele era ritenuta la bevanda dei re per i motivi sopracitati ma anche per fatti più terreni: spesso solo loro se la potevano permettere.
Lo stesso concetto di "Luna di Miele" è riconducibile proprio all'idromele. Dopo i Matrimoni celebrati per Beltane, (ancora oggi ci si sposa preferibilmente a Maggio), la coppia si ritirava in una capanna in disparte del villaggio, nutrendosi di miele, che dona forza e sostanza, e bevendo idromele, il quale dona ebbrezza e un leggero effetto afrodisiaco. Per un’intera Luna, ossia 28 giorni, gli sposi si occupavano soltanto di fare all’amore, attività che andava così ben supportata e sostenuta. Un giorno di fecondità della sposa sarebbe stato intercettato ed una gravidanza sarebbe stata altamente probabile. Il parto sarebbe avvenuto nel Marzo dell’anno successivo, mese appunto protetto da Marte nel mondo mediterraneo e da Lug / Odino tra i popoli iperborei. Come dire che il nascituro sarebbe stato un Guerriero.
Tra i popoli celti era usanza inoltre seppellire botti di idromele e corni di uro (animale simile al toro diffuso nell'Europa precristiana e ora estinto) nelle tombe regali come parte del corredo funebre, affinché il defunto non avesse a rimanere "assetato" nel viaggio verso l'aldilà.
Una interessante parafrasi la troviamo nel film "Il Tredicesimo Guerriero", tratto dal romanzo di Michael Crichton: “Mangiatori di Morte”, quando Ibn Fahlan, il diplomatico arabo in terra normanna, deve rifiutare il corno offertogli da uno dei suoi compagni dicendo: "Non mi è concesso berlo. Né il risultato della fermentazione del frumento, né quello ottenuto con la fermentazione dell'uva". Nel film il nordico ride di gusto e gli risponde: "E' fatto col miele!". In questo modo Ibn Fahlan, ambasciatore islamico del Califfo di Baghdad, può bere insieme ai suoi compagni senza violare il proprio codice religioso.

  • Gli Ingredienti

    L’idromele si fa con acqua di fonte, miele ed un agente lievitante. Se si aggiunge qualcos’altro cambia nome.
    Aggiungendo frutta diventa Melomel
    Aggiungendo Malto di cereali o Castagne diventa Braggot
    Aggiungendo Spezie diventa Metheglin
    Distillato diventa Ambrosia


Fig 1 - Lievito

Fig 2 - Tappo Gorgogliatore

Fig 3 - Cannella

Fig 4 - Chiodi di Garofano

Fig 5 - Miele

Fig 6 - Bottiglia
  • Preparazione e Dosi

    L’idromele nella ricetta tradizionale si ottiene oggi come allora, con una lenta fermentazione di acqua, miele e lieviti. Abbiamo qui optato per una ricetta più pratica e veloce, fattibile anche per i principianti.

    Il Miele (fig 5)
    E’ conveniente non aggiungere mai più del 30% di Miele rispetto all’acqua. Dopo alcuni mesi di fermentazione si otterrà un vino che potrà arrivare alla massima gradazione alcoolica ottenibile, 17,8° che equivale a dire il 17,8% di alcool nel contenuto.
    L’aggiunta di alcool denaturato può essere giustificata solo dal poco tempo prima del consumo e sconsiglierei di far superare il 6% di volume. In questo caso è consigliabile ritardare il contenuto di miele.

    Le Spezie
    Per le spezie è opportuno non abbondare, anzi osservare delle dosi poco più che omeopatiche, tipo un chiodo di garofano (fig 4) per contenitore, un porzione di cannella (fig 3) simile al ritaglio dell’unghia del mignolo.
    Il frutto più gettonato è il limone, anche in questo caso non esagererei, il succo senza polpa di 1 limone per litro è più che sufficiente.

    Il Recipiente
    Le bottiglie (fig 6) sono consigliabili di vetro chiaro per poter controllare la fermentazione, pur tuttavia il fermentato teme luce e calore, per cui andrà conservata, soprattutto durante la fermentazione, in ambienti asciutti e a temperature costante intorno a 20/22°, come giustamente una cantina.

    I Lieviti
    I Lieviti si moltiplicano da soli dopo l’inoculazione, per questo se ne utilizzano quantitativi minimi, un punta di cucchiaio da caffè per una damigiana da 11 lt. Meglio in questo caso attivarli a parte in un piccolo recipiente tipo tazza con miele disciolto in acqua tiepida. Verificato che i lieviti siano vivi, osservandone l’attività di fine ebollizione potranno essere inseriti nel recipiente di fermentazione. Come lieviti si possono utilizzare: lieviti di birra da fornaio (fig 1), lieviti selezionati per vino, leviti selezionati per idromele, questi ultimi acquistabili per internet.

    Il Tappo
    Elemento indispensabile per non vedere un sogno trasformarsi in aceto è il tappo gorgogliatore (fig 2), in grado di separare il contenuto della bottiglia dall’aria, cosa che scatenerebbe una fermentazione acetica anziché alcoolica. Anche questo rintracciabile su internet nei siti specializzati nei materiali per Birrai domestici.
    Ultimo accorgimento, dopo due mesi il prezioso nettare avrà completato la decantazione e da un mosto torbido, sarà divenuto chiaro con le fecce adagiate sul fondo del recipiente; è bene travasare il liquido per separarlo dalle fecce, affinché queste non cedano il loro sapore. La fermentazione proseguirà in altro recipiente, le fecce potranno essere distillate.
    E’ opportuno non consumare l’idromele prima dei due mesi, potrebbe scatenare sgradevoli disturbi alle vie urinarie.

    Maurizio Rix Pucci: http://mauriziopucci.blogspot.com/
 

 

 

Ingredienti

  • Occorrente per la preparazione
  • Un contenitore di vetro a chiusura ermetica
  • un colino a maglie fitte
  • 2 bottiglie da mezzo litro
  • INGREDIENTI per un litro di liquore
  • 3 dl di alcool per liquori
  • acqua minerale naturale
  • 400 g di miele millefiori o di acacia
  • 2 stecche di cannella e 5 chiodi di garofano
  • scorza di un limone non trattato

Preparazione

L?idromele nella ricetta tradizionale si ottiene oggi come allora, con una lenta fermentazione di acqua, miele e lieviti. La ricetta che riporto invece è più pratica e veloce, fattibile anche per i principianti. Lava il limone e sbuccialo con il pela patate ricavando solo la parte gialla della scorza. Versa l'alcool nel vaso o altro contenitore di vetro, aggiungi 60 g di acqua minerale naturale (poco più di mezzo litro), la scorza del limone, le stecche di cannella e i chiodi di garofano. Chiudi il vaso con il tappo e lascia riposare per 10 giorni circa. Di tanto in tanto agita il vaso per miscelare gli ingredienti. Per fare lo sciroppo, versa il miele nella casseruola e aggiungi 1 litro di acqua minerale naturale. Porta ad ebollizione e cuoci a fuoco basso finchè il liquido si sarà ridotto della metà. Spegni e lascia intiepidire. Filtra l'alcool e uniscilo allo sciroppo e fai raffreddare. Suddividi il liquore nelle bottiglie lasciando almeno 5 cm. di vuoto e chiudi con il tappo. Conserva le bottiglie in luogo fresco e buio per un mese circa poi, puoi offrirlo agli ospiti. Prolungando il tempo d'attesa il liquore si migliora ancora e può durare fino ad un anno.

http://www.ricettedintorni.net/ricetta/grappe/idromele-profumato-alla-cannella_647.html

 

 

)O(
Blessed be
White Fearn

 

 

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Un Omaggo floreale a tutte

 

le signore

 

 

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